La sonnolenta Phnom Penh e i suoi gioielli: il Palazzo Reale, la Pagoda d’Argento e il Mekong

La sonnolenta Phnom Penh e i suoi gioielli: il Palazzo Reale, la Pagoda d’Argento e il Mekong

Da sapere

Stato: Regno di Cambogia

Capitale: Phnom Penh

Lingua: Cambogiano

Moneta: Riel Cambogiano KHR

Religione: Buddismo 

Quando andare

Il periodo migliore va da dicembre a metà marzo quando il clima è più secco e le temperature sono più fresche; la stagione piovosa va da metà aprile a metà novembre e coincide con le temperature più elevate.

Da portare in valigia

Creme solari e repellenti per gli insetti

Abbigliamento leggero e informale

Macchina fotografica con obiettivo standard, va bene un 18-90

Consigli per la salute

Farmaci di prima necessità, sono difficilmente reperibili

E’ consigliata la profilassi antimalarica, soprattutto nei mesi più umidi

Evitare l’acqua del rubinetto, bere solo acqua in bottiglia, lavare i denti con l’acqua minerale ed evitare le verdure che assorbono molta acqua come l’insalata, evitare il ghiaccio nei cocktail 

La capitale della Cambogia sorge in prossimità della confluenza dei fiumi Mekong, Tonlé Bassac e Tonlé Sap, spesso viene trascurata da molti viaggiatori che solitamente in Cambogia visitano solo Angkor; merita invece una visita di un paio di giorni per vivere l’atmosfera della Perla d’Asia, come era denominata ai tempi della colonizzazione francese

E’ stata edificata dai francesi nel periodo coloniale e per molto tempo è stata considerata una delle più belle città d’Asia e, nonostante il recente passato burrascoso, è riuscita a mantenere inalterato il suo fascino.

Dopo il periodo buio della guerra civile la città si sta progressivamente risvegliando, i templi hanno ripreso vita, i monaci sono tornati a circolare in città con le loro tuniche arancioni e gli edifici coloniali francesi sono oggetto di opere di recupero.

Il ritmo di vita è tranquillo, non è frenetico come altre capitali asiatiche, non c’è molto traffico e folla; la speranza è che si conservi così ancora per molto tempo e non diventi caotica come Bangkok o Ho Chi Minh City.

Phnom Penh è di piccole dimensioni e si può visitarla facilmente a piedi o con un tuk tuk, sono facili da trovare, solitamente stazionano di fronte agli hotel e in prossimità delle principali attrazioni turistiche.

Noi siamo arrivati in mattinata con un volo da Siem Reap dopo aver visitato Angkor, il volo è breve solo 40 minuti; come prima cosa abbiamo portato le valigie in hotel, pernottiamo all’Hotel Le Royal della catena Raffles, la stessa dell’hotel di Siem Reap, è un edificio di epoca coloniale color crema, al suo interno anche gli arredi sono coloniali e nelle aree comuni si respira il fascino e l’eleganza tipica del periodo in cui l’edificio era una residenza privata; è l’hotel migliore della città, dotato di tutti i confort tra cui piscina e spa e di un servizio di qualità elevata.

Usciamo immediatamente, abbiamo appuntamento con colui che ci farà da guida oggi, si chiama Claudio ed è un romano che si è trasferito qui in Cambogia da più di un decennio e ha sposato una cambogiana.

E’ interessante starlo ad ascoltare mentre ci racconta com’è la vita qui e come i cambogiani siano stati bravi ad uscire dall’en passe in cui erano finiti con la fine della guerra e la morte di Pol Pot; hanno semplicemente deciso di seppellire le rivalità e i rancori della guerra civile e di andare avanti, cosi facendo in dieci anni sono riusciti a svoltare e ad iniziare a ricostruire, anche se le ferite del conflitto sono ancora presenti ovunque, ma è solo questione di tempo.

Ci porta a pranzo in un ristorante molto carino il Surin Khmer Restaurant che serve piatti thailandesi e cambogiani, non male; in Cambogia non ci sono molti ristoranti, la maggior parte sono negli hotel; in capitale e a Siem Reap, vicino Angkor,invece ci sono ristoranti, non molti, che offrono una scelta di cucine: cambogiana, thailandese, indiana, vietnamita e cinese.

Dopo pranzo andiamo nella zona lungo il fiume, qui si concentrano le principali attrattive: il Museo Nazionale e il Palazzo Reale.

Iniziamo la visita dal Museo Nazionale: l’edificio è costruito in stile tradizionale ed è sormontato da un tetto in legno simile a quelli che vedremo poi a Palazzo Reale: sembrano più tetti sormontati che terminano con dei naga, serpenti sacri in molte civiltà asiatiche; il colore predominante è il rosso.

Di fronte c’è un bel giardino con piante tropicali che con il loro verde brillante sono in contrasto con il rosso dell’edificio.

Il museo non è molto grande ma ospita una delle più ricche e belle collezioni di arte khmer al mondo, è costituito da quattro cortili coperti affacciati sul giardino.


I pezzi più importanti custoditi nel museo sono le statue di Visnu e di Shiva del settimo e ottavo secolo e la statua di Jayavarman VII seduto in meditazione; qui inoltre sono ospitate ceramiche e bronzi di diversi periodi: dall’epoca pre-angkor fino a opere recenti.

Infine c’è una collezione di Buddha del periodo post-angkor che erano collocati dentro il tempio di Angkor Wat e sono stati tratti in salvo nel periodo della guerra civile e portati qui.

L’edificio del museo è anche famoso per i suoi inquilini: una colonia di pipistrelli che vive nel sotto tetto del museo, tutte le sere al crepuscolo escono volando tutti insieme; è stato necessario costruite un secondo sottotetto per far si che gli animali non sporcassero con i loro escrementi le opere esposte nel museo.

Da qui Palazzo Reale dista solo 500 metri; prima però andiamo dall’altra parte della strada dove direttamente sul fiume, c’è un piccolo edificio, era l’imbarcadero da dove partiva la barca reale.

Entriamo dal cancello principale del palazzo e rimaniamo senza parole per lo splendore; ricorda gli edifici del Palazzo Reale di Bangkok ma qui ci sono molti meno turisti e questo rende la visita più piacevole; ci sono due cortili quello di destra molto più grande con diversi edifici, e quello di sinistra con stupa e templi.

Iniziamo la visita dal cortile più grande sulla destra, qui ci sono gli edifici del palazzo utilizzati dalla famiglia reale, sia gli appartamenti privati sia gli edifici destinati a cerimonie pubbliche.

Giriamo tra i vialetti e i giardini molto curati e cerchiamo angolature per fare fotografie; la maggior parte degli edifici non sono visitabili, ma anche solo l’esterno merita la visita: i tetti sono spettacolari, sembrano tanti tetti sormontati gli uni agli altri, i colori predominanti sono il giallo, il verde e l’oro, le tegole sono disposte in un modo tale da sembrare scaglie di un drago con i naga che sembrano a guardia e protezione dei palazzi stessi.

Ogni edificio ha una struttura differente però in armonia con tutti gli altri, l’unica eccezione è un padiglione in ferro battuto e vetro in stile francese, era stato fatto costruire per la moglie di Napoleone III per l’inaugurazione del Canale di Suez e donato in seguito alla famiglia reale cambogiana, non è possibile visitarlo e al momento della nostra visita stavano iniziando i lavori di ristrutturazione.

La sala del trono è l’unica area visitabile ma non si possono fare fotografie all’interno, viene utilizzata solo per le incoronazioni e per i matrimoni, l’ultimo re è stato incoronato qui nel 2004 e nel suo discorso alla nazione ha dichiarato: “Ho 53 anni, non ho figli e sono gay, quindi non avrò mai un erede fatevene una ragione”, quando si dice essere chiari e diretti!

Il palazzo ha una pianta a croce e al centro c’è una guglia d’oro che si innalza per 59 metri, sui quattro lati della guglia è scolpito il volto di Brahma, uno delle tre divinità più importanti dell’induismo.

Tutto intorno il palazzo ha un colonnato bianco, per accedervi si deve salire una scala posizionata sul davanti; qui c’è la porta che conduce all’interno.

E’ riccamente decorato, i colori predominanti sono il rosso dei tappeti e delle pareti e l’oro del trono e del baldacchino che lo sovrasta; ci sono le statue di alcuni regnanti della Cambogia; bello e di impatto ma diciamo che la sobrietà è un’altra cosa.

Passiamo all’altro cortile dove ci sono gli stupa funerari della famiglia reale e la Pagoda d’argento.

Come prima cosa facciamo un giro tra gli stupa, sono tutti bianchi candidi, di fronte e accanto hanno posizionato grandi ciotole e fioriere dove ci sono splendide orchidee e bellissime ninfee d’acqua bianche, rosa e viola; mi perdo a fare macro a questi fiori che adoro.

Ma l’attrattiva di quest’area del palazzo è la Pagoda d’Argento o Wat Preah Keo (Pagoda del Buddha di Smeraldo), esternamente non è come l’avevamo immaginata pensavamo a una struttura simile a una pagoda birmana, cioè un enorme struttura a forma di campana, ma d’argento anziché d’oro; invece sembra uno dei padiglioni del palazzo reale.

La struttura è di legno mentre la scalinata che conduce all’ingresso è in marmo italiano.

Dentro è uno spettacolo: il pavimento è composto da 5000 tavolette d’argento dal peso di 1 kg l’una, in parte sono coperte da un tappeto per consentire ai visitatori di camminare senza rovinare le tavole, inoltre la pagoda è piena di oggetti meravigliosi e dal valore inestimabile molti dei quali sono stati donati.

Al centro, seduto su una pedana rialzata, c’è la statua del Buddha di Smeraldo, sembra sia di cristallo di Baccarat, li vicino c’è la statua di un buddha in posizione eretta interamente d’oro, pesa 90 kg ed è tutta ricoperta da diamanti, il più grosso dei quali pesa 25 carati; subito davanti alla statua c’è una piccola teca che contiene una miniatura di uno stupa realizzata in argento ed oro contenente una reliquia del Buddha.

Accanto al Buddha d’oro ci sono altre statue che raffigurano sempre il Buddha in particolare una di bronzo di 80kg e una d’argento; alle spalle della pedana del Buddha di Smeraldo c’è un Buddha Birmano di marmo in posizione eretta e la portantina reale adornata con 23 kg d’oro, che veniva utilizzata il giorno delle incoronazioni e doveva essere portata da 12 uomini.

Tutto intorno ci sono altre statue del Buddha più o meno grandi tutte realizzate con pietre e materiali preziosi; alle pareti sono esposti capolavori realizzati dagli artigiani Khmer; inoltre sono presenti regali ricevuti da sovrani stranieri che però non reggono il confronto con gli oggetti del periodo Khmer.

E’ un vero peccato non poter scattare delle foto all’interno.

Claudio ci dice che non c’è sistema di allarme perché nessuno avrebbe il coraggio di venire qui a rubare in un posto così sacro; anche i Khmer Rossi l’hanno risparmiata durante la guerra civile per dimostrare che avevano a cuore i beni culturali del paese.

Uscendo dalla stanza del Buddha vediamo che il perimetro esterno è completamente dipinto, c’è una rappresentazione del Ramayana, uno dei testi sacri dell’induismo che narra le avventure di Rama, una delle manifestazioni di Visnu.

Alle spalle della Pagoda d’Argento c’è una ricostruzione in scala di Angkor Wat, facciamo qualche foto, ma dopo averlo visto dal vivo, il modellino non ha molto fascino su di noi anche se è ben realizzato.

Usciamo dal palazzo e vediamo diversi monaci, che belli che sono con le tuniche arancioni, sono affascinanti e non smetterei mai di fare fotografie.

Ritorniamo in hotel, siamo felici e appagati dalla giornata; Claudio ci ha dato un po’ di consigli per la serata e per la giornata di domani, ne facciamo tesoro.

Dopo la doccia e un po’ di relax andiamo all’Elephant Bar del nostro hotel per un aperitivo: qui il tempo sembra essersi fermato all’epoca coloniale, è arredato con mobili d’epoca e gli oggetti fanno pensare più a una residenza privata che a un lounge bar di un hotel; il servizio è impeccabile e ci portano i nostri drink in bicchieri con supporto in argento, per mescolare, anziché la solita bacchettina per miscelare il drink, c’è un pezzo di canna da zucchero e un orchidea, c’è un tipo che suona e crea un atmosfera rilassante.

Dopo il drink siamo pronti per andare a cena, prendiamo un tuk tuk fuori dall’hotel e ci facciamo portare lungo il fiume dove ci sono un po’ di locali; si chiama Michael, non parla inglese, sa solo poche parole però mentre andiamo ci indica monumenti ed edifici come l’ambasciata americana, la sede del parlamento cambogiano o il palazzo reale e il museo e ci dice quelle poche parole di inglese che sa per commentarceli, è proprio carino.

Abbiamo raccolto un po’ di informazioni sia da Claudio che dal concierge dell’hotel e decidiamo di andare al FCC per la cena.

E’ un ristorante su due piani affacciato sul Mekong, durante il periodo della guerra civile qui si radunavano i giornalisti stranieri inviati di guerra, FCC infatti significa Foreign Corrispondents Club; alle pareti ci sono foto dell’epoca e qua e là qualche cimelio come una vecchia macchina da scrivere e oggetti vari; anche questo posto fa parte della storia della Cambogia, anche se è una storia che nessuno avrebbe mai voluto fosse stata scritta.

Andiamo al piano di sopra, purtroppo non c’è posto ai tavoli affacciati sulla terrazza, quindi ci accontentiamo di un tavolo interno; la cucina è un mix di asiatico e internazionale e l’apprezziamo molto, un po’ di sapori più vicini ai nostri gusti ogni tanto ci vuole, prendiamo due insalate e due entrecote con cipolle caramellate, buonissime.

Dopo aver gustato la cena scendiamo e Michael è li che ci aspetta, ci facciamo portare al Night Market, è in una piazza poco distante dal FCC; non è per niente turistico, è esclusivamente per loro e questo lo rende sicuramente più interessante.

Ci sono bancarelle che cucinano lì in strada piatti locali, una di queste frigge spiedini di cavallette e scarafaggi, ovviamente non abbiamo il coraggio di assaggiarli, a vederli fanno impressione ma i cambogiani sembrano apprezzare.

Vendono anche oggetti per la casa, cose che da noi probabilmente vendevano negli anni ’50, e poi c’è una bancarella che vende collane e gioielli, un po’ pacchiani a dir la verità, oggetti di Hallo Kitty e altri ispirati a cartoon, costa tutto pochissimo; vendono anche oggetti artigianali come portagioie di paglia intrecciata.

Dopo un breve giro torniamo da Michael e ci pacciamo riportare all’Hotel Le Royal,  paghiamo gli 8$ pattuiti e lui ci dice che domani mattina ci aspetta lì fuori.

Andiamo nella lobby e stiamo un po’ lì, pensiamo alla giornata di oggi, riguardiamo le foto ed io scrivo il nostro diario di viaggio.

L’indomani mattina ci svegliamo, ci prepariamo e facciamo colazione in hotel in una sala coloniale affacciata sulla piscina, ce la prendiamo con calma, oggi abbiamo tutta la giornata e in programma abbiamo poche cose.

Usciamo dall’hotel e troviamo lì Michael che ci aspetta “Dove andiamo oggi?” è proprio gentile, come prima cosa ci facciamo portare a Wat Phnom, un tempietto costruito su una collina alta 27 metri, è l’unico punto elevato della città.

La leggenda dice che il tempio sorge dove il fiume Mekong, durante un’alluvione, ha portato quattro statue del Buddha che sono state trovate da una ragazza che si chiamava Penh, il tempio quindi è stato costruito per ospitare queste statue.

Da questa leggenda deriva anche il nome della città: Phnom Penh, la città di Penh.

Alla base della collina c’è un sentiero circolare, vediamo passare un elefante che porta delle persone, sembra che sia un’attrazione molto popolare per i cambogiani fare un giro in groppa a questo elefante che risulta molto ben tenuto, in salute e mansueto.

Per raggiungere il tempio dobbiamo salire per una scala ai cui lati, per tutta la lunghezza della prima rampa; ci sono 2 naga a sette teste, sono serpenti sacri che solitamente vengono messi fuori dai templi come guardiani a protezione del tempio; arrivati a metà i naga lasciano il posto ai leoni sacri guardiani.

Quando arriviamo in cima ci troviamo su una piattaforma, ci sono altri leoni che sono a guardia dell‘ingresso del tempio proprio davanti a noi, come prima cosa andiamo a vedere un tempietto sulla destra, ci sono dei fedeli che portano delle offerte a due statue di leone, qualcuno porta dei fiori, ma la maggior parte porta cibo, vediamo un uomo che mette della pancetta in bocca a uno dei leoni e gli rompe un uovo sul muso e poi gli mette anche il guscio in bocca.

Entriamo nel tempio principale, è piccolo, di legno e tutto dipinto con colori scuri, ci sono diverse statue del buddha di tutte le dimensioni; i fedeli portano donazioni soprattutto fiori di loto e soldi e li mettono nelle mani delle statue; guardandoli attentamente si possono riconoscere i differenti stili dei buddha: birmano, laotiano, cambogiano e thailandese.

Alle spalle del tempio c’è un’enorme stupa bianco con base quadrata, sui lati ci sono leoni e guerrieri guardiani; contiene le ceneri di re Ponhea Yat del XV secolo.

Scendendo dalla collina dal lato opposto troviamo un altro stupa su cui sono cresciute delle piante, oramai sono le radici che lo tengono insieme, se cercassero di ristrutturarlo tagliando le piante il rischio è che possa crollare, non solo ad Angkor la natura si è riappropriata dei suoi spazi ma anche qui in città.

Riprendiamo il nostro tuk tuk e ci facciamo portare al Central Market o Psar Thmei, è ospitato in un edificio giallo in stile art decò un po’ decadente.

Qui si vende un po’ di tutto: gioielli, orologi di marca falsi, abbigliamento sportivo di marca proveniente dalle fabbriche di confezione cambogiane e alimentari, è soprattutto quest’ultima sezione che attira il nostro interesse, siamo alla ricerca di fotografie particolari; mentre giriamo per il mercato la nostra attenzione viene catturata da una scatola di cartone vicino a una bancarella, dentro c’è un bimbo, fa tenerezza lì in quella culla improvvisata.

Alcune bancarelle cucinano cibo di strada ed alcuni si sono attrezzati con delle piccole sedie, in pratica hanno allestito dei mini ristoranti; i piatti sono cambogiani e sembrano riscuotere molto successo.

Visto che è ora di pranzo decidiamo di tornare al FCC, saliamo in terrazza e ci mettiamo alla balconata, da qui si vede il Mekong; pranziamo e ci godiamo il paesaggio e la quiete.

Quando scendiamo dalla terrazza cerchiamo Michael, è li sul tuk tuk che sta dormendo, un collega lo sveglia e lo prende in giro, lui si sveglia, ci guarda e sorride, poi tutto felice ci fa segno che con i soldi che ha guadagnato con noi è andato dal barbiere a fare barba e capelli, ci fa sorridere e ci fa un po tenerezza.

Ci facciamo portare il hotel, e andiamo un paio d’ore in piscina; sono le ultime ore di vacanza e di sole e vogliamo godercele fino in fondo.

Alle 18,00 lasciamo l’hotel con le nostre valigie e ci rechiamo all’aeroporto internazionale, è poco più grande di un capannone, entriamo ed andiamo a fare il check-in, faremo scalo a Bangkok, da lì prenderemo un volo Thai per Francoforte e infine il volo per Milano, l’operatrice al desk ha stampato le etichette dei bagagli sbagliati, stava per mandarli a Malpensa, quando le abbiamo detto che Milano ha anche un altro aeroporto che si chiama Linate ci ha guardato stupita chiedendoci il codice Iata dell’aeroporto; questa cosa ci ha fatto sorridere, siamo davvero dall’altra parte del modo rispetto a casa.

La Cambogia e i cambogiani ci sono piaciuti molto, la speranza è che mantengano l’ingenuità e la semplicità che abbiamo trovato in tutte le persone che abbiamo incontrato; ci portiamo a casa la voglia di tornare prima o poi in questo paese e visitare quelle aree che ora sono pressoché inaccessibili.

 

Altre foto di Phnom Penh

Commenti ricevuti { 2 }

  1. Avatar
    maggio 04, 2014

    Complimenti per l’articolo. Molto interessante. Continuate così, io sono un assiduo lettore!

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