Il Bazar Chorsu di Tashkent in Uzbekistan

Il Bazar Chorsu di Tashkent in Uzbekistan

Il Bazar Chorsu è il cuore commerciale di Tashkent, in Uzbekistan, qui è possibile trovare ogni specie di merce, è il mercato più grande dell’Asia Centrale; originariamente il mercato si teneva all’aperto ma, in epoca sovietica, è stata costruita una grande cupola blu e azzurra per offrire riparo ai mercanti.

All’interno della cupola si trovano due piani e, in ogni zona, si vendono solo alcuni prodotti; noi amiamo i mercati locali e siamo felici di visitarlo per scoprire uno spaccato della vita locale uzbeka.

Al piano terra si trovano prevalentemente le bancarelle che vendono carne e derivati del latte; scopriamo una serie di prodotti caseari che non avevamo mai visto prima e la nostra guida ci dice “assaggiate quello che volete”, inizialmente siamo un po’ titubanti perché, per un attimo, ci immaginiamo la scena ad un nostro mercato se qualcuno allunga la mano per prendere qualcosa e mangiarlo, ma poi proviamo e i venditori sono divertiti dalla nostra curiosità e felici che vogliamo assaggiare i loro prodotti, ma sono curiosi a loro volta di sapere da dove arriviamo; una situazione divertente e piacevole, il tutto senza poter comunicare a parole perché loro non parlano inglese e noi non parliamo né uzbeco né russo.

Scattiamo tante fotografie e filmiamo e anche questo diverte i nostri amici uzbeki che ci sorridono, si mettono in posa, ci salutano, ci invitano ad assaggiare qualunque cosa e, a volte, vogliono farsi un selfie con noi; stiamo scoprendo che gli uzbeki sono molto ospitali, socievoli e simpatici, sono contenti che siamo qui a visitare il loro paese e cercano di farcelo capire in ogni modo, sempre in modo molto amichevole ma mai invadente.

Tra i prodotti caseari ci ha colpito particolarmente il kurut, si tratta di palline di yogurt essiccato che, come sapore, assomiglia vagamente a un nostro formaggio stagionato; si conserva per diversi giorni e, in passato, era molto utilizzato dai mercanti che percorrevano la Via della Seta, poiché si conservava facilmente, inoltre è molto energetico.

Il kurut si può trovare con dimensioni e forme differenti, ma ci dicono che sostanzialmente è sempre lo stesso prodotto, vediamo anche alcune palline rosse, queste ultime sono una variante aromatizzata al peperoncino.

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Vendono anche una specie di ricotta un po’ salata, la panna acida, lo yogurt e alcuni formaggi locali.

Saliamo al piano superiore dove si trova una enorme balconata circolare da cui si può ammirare il piano sottostante e l’enorme cupola che sovrasta tutto il mercato.

Qui si trova frutta secca ed essiccata di ogni tipo, in Uzbekistan hanno un clima che consente loro di coltivare diversi tipi di frutta tra cui le albicocche, i fichi, le mele, l’uva, i datteri, le prugne, oltre alle noci, ai pistacchi, alle mandorle, alle nocciole e altro ancora; la frutta viene venduta fresca nel periodo in cui viene raccolta, mentre viene fatta essiccare per poterla vendere e conservare per tutto il resto dell’anno.

Qui si trovano anche dolci, frutta secca caramellata, caramelle e spezie: un tripudio di colori e profumi, una gioia per il nostro olfatto.

Usciamo dalla grande cupola e proseguiamo la nostra visita del mercato, si perché la cupola, nonostante sia enorme, non riesce a ospitare tutti i mercanti, quindi il mercato si estende nell’area e nelle vie circostanti.

Ci troviamo nella zona della frutta e verdura fresche: in prevalenza troviamo fragole, ciliegie e mele oltre a cavoli, pomodori, che sembrano buonissimi, cipolle, patate e altri tuberi, carote arancioni e gialle, cipollotti, rapanelli, rape, peperoni, peperoncini, broccoli, e altro ancora.

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Ci sono intere bancarelle di verdura già pulita e tagliata, la nostra guida ci dice che per preparare diversi piatti come le zuppe e il plov, il piatto nazionale a base di riso, verdure e carne, serve molta verdura e le donne vengono al mercato e la comprano già pronta per essere utilizzata.

Proseguiamo il nostro giro e ci troviamo nella zona dove vendono il riso, i legumi secchi, come i piselli, i piselli uzbeki, i ceci, e la pasta fresca, che assomiglia molto ai noodle cinesi.

Ci sono anche bancarelle che vendono il pane uzbeko, è rotondo, alto ai bordi e basso al centro.

Ci spiegano che il pane presenta delle differenze in base alla zona del paese in cui ci si trova, a Khiva ad esempio il bordo è stretto, mentre a Samarcanda è più largo e più gonfio, sembra quasi un enorme bagel senza il buco; una caratteristica comune è che la parte centrale bassa e che sulla superficie si trovano una serie di decori a puntini, che vengono fatti con un apposito attrezzo che si può comprare anche qui al mercato.

Noi siamo arrivati ieri notte e quindi non abbiamo avuto l’occasione di assaggiare la cucina uzbeka, ma visto la quantità di prodotti che hanno a disposizione iniziamo a farci grandi aspettative.

Poco dopo arriviamo nella zona del mercato dove cucinano e, volendo, ci si può anche fermare a mangiare sui tavolini che si trovano alle spalle dei cuochi.

Cucinano tante cose, come ad esempio diverse zuppe, a base di carne, verdure, noodle o riso, il plov, un riso con verdure, carne e olio in una grande pentola, spiedini con diversi tipi di carne, salsicce lessate, una strana insalata che poi scopriamo essere fatta con la lingua di manzo, involtini di vite o di verza, pesce fritto, peperoni ripieni di carne e altro ancora…il profumo è invitante, iniziamo a credere che la cucina uzbeka ci piacerà molto!

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Ma al Bazar Chorsu non si trovano solo alimenti, bensì ogni sorta di oggetto, come ad esempio l’abbigliamento, le scarpe, i cosmetici, i giochi per i bambini, i prodotti di pulizia della casa e altro ancora; un oggetto che cattura la nostra attenzione sono le culle tradizionali uzbeke: sono di legno, colorate con colori sgargianti e hanno un buco sul fondo che è una sorta di sostitutivo del pannolino, speriamo sinceramente che non venga più utilizzato!

Abbiamo trascorso diverse ore al Bazar Chorsu, è stato molto interessante e divertente.

I mercati sono il luogo migliore per conoscere un popolo ed entrare in contatto con le persone e, nonostante la barriera linguistica, abbiamo scoperto persone allegre, molto ospitali, aperte e curiose in merito alla nostra presenza; una cosa che ci ha divertito molto è che, una volta che scoprivano la nostra provenienza, si sforzavano di ricordare l’unica parola che sapevano in italiano per dircela, io questo lo considero un gesto di ospitalità che mi fa sentire a casa quando succede.

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