Avventura nella Foresta Amazzonica

Avventura nella Foresta Amazzonica

Da sapere

Stato: Repubblica Federale del Brasile

Capitale: Brasilia

Lingua: Portoghese

Moneta: Real

Religione: Cattolica e Protestante

Compagnia aerea di bandiera: Tam

Quando andare

Clima equatoriale, caldo e umido tutto l’anno con precipitazioni costanti. Il massimo delle piogge è comunque tra dicembre e maggio.

Da portare in valigia

Abbigliamento leggero e informale, indispensabile una giacca impermeabile e un cappello.

Da non dimenticare i repellenti per insetti.

Macchina fotografica con un obiettivo base, 18-90 per i paesaggi e un teleobiettivo che arrivi a 400 o 500 per gli animali in lontananza.

Consigli per la salute

Portatevi i medicinali di prima necessità poiché non è semplice trovarli.

Prestate attenzione all’acqua, sempre meglio evitare di ingerire l’acqua del rubinetto.

Abbiamo trascorso tre giorni nella Foresta Amazzonica sul Rio Negro, una delle esperienze più belle che abbiamo vissuto.

Siamo partiti da Manaus con una imbarcazione di legno e abbiamo navigato risalendo il Rio Negro per due ore, finché non siamo arrivati all’Ariau Towers, un hotel costruito in legno su palafitte con tutto intorno la foresta e acqua.

Difficile percepire le dimensioni del Rio Negro, in alcuni punti è largo anche 7 o 8 km; nella nostra estate, quando siamo andati noi, è in “secca” se cosi si può dire, perché c’è acqua ovunque, parte della foresta ne è sommersa, non riusciamo ad immaginare come possa essere nel periodo delle piogge quando il livello delle acque si alza anche di 10 metri.

Questo è uno dei pochi posti al mondo dove si riesce a sentire la forza e la potenza della natura, la sensazione è quella di essere in un posto sperduto, isolato e vastissimo, in effetti l’Amazzonia ricopre una superficie di 7 milioni di km quadrati, di cui “solo” 5,5 milioni di km quadrati sono di foresta.

Il 65% dell’Amazzonia è in Brasile, la parte restante è ne paesi limitrofi: Venezuela, Colombia, Perù, Bolivia, Equador, Guyana, Guyana Francese e Suriname.

Al suo interno ci sono città, piccoli insediamenti e villaggi di popolazioni indigene, molte specie endemiche di animali e diverse specie di piante; forse nessuno sa con precisione tutto quello che questa giungla fitta custodisce, ci sono ancora delle regioni inesplorate.

Noi abbiamo cercato di sfruttare al massimo i tre giorni che avevamo a disposizione partecipando a tutte le attività organizzate dall’Ariau Towers.

All’arrivo ci hanno accolto con dei ballerini indigeni vestiti di piume, un po’ turistica come cosa ma sicuramente aiuta a creare l’atmosfera.

Facciamo check in e poi andiamo in camera, dobbiamo percorrere una lunga passerella sull’acqua e nella giungla per arrivare a una torre di legno verde a palafitta al cui interno ci sono le stanze, tutte in legno ovviamente con un balconcino con vista sul fiume e su una piscina incastonata nella passerella di legno.

Le porte delle camere sono bellissime, in legno intagliate e dipinte con raffigurati gli animali dell’amazzonia.

Tornando in reception ci imbattiamo in un bradipo, è a pochi metri da noi sui rami di un albero vicino alla passerella, sta mangiando mentre si tiene ai rami con le sue lunghe zampe e gli artigli, caspita è davvero lento quando si muove sembra di vedere la moviola.

Sulla schiena il pelo ha dei colori bellissimi la nostra guida ci dirà che sono un deterrente per i predatori, in effetti potrebbe sembrare un mostro.

Arriviamo dove c’è il ristorante, qui ci sono dei bellissimi pappagalli, o are brasiliane, se ne stanno tranquilli su alcuni trespoli e mangiano delle pannocchie di mais, sono meravigliosi, hanno le piume coloratissime, io li adoro da quando sono bambina.

Ci sono anche delle scimmiette furbissime che sono li in attesa che i turisti gli portino la frutta dal ristorante, sono ingorde e appena vedono  che qualcuno ha in mano qualcosa da mangiare non si fanno problemi ad arrampicarsi su per le gambe per prenderlo; sono divertenti e belle da fotografare.

Ci siamo imbarcati su un barchino di legno verde, sarà l’unico nostro mezzo di trasporto per i tre giorni che resteremo qui, e ci siamo avventurati lungo il Rio Negro e poi lungo un ramo secondario non è altro che un varco tra gli alberi allagati dal fiume.

Siamo andati a visitare un villaggio sulla sponda del fiume, ci saranno in tutto dieci casette di legno in parte sollevate da terra.

Entriamo in una casa di una famiglia, è molto spartana ma pulita e ordinata, ci presentano il loro animale domestico: un cucciolo di boa constrictor che tengono lì in un cesto sotto quello che vorrebbe essere un patio.

Appena fuori dalla casa c’è una specie di padella gigante appoggiata su una struttura circolare costruita in fango all’interno della quale c’è un fuoco a legna, qui cucinano la maggior parte degli alimenti.

Ci fanno vedere come dalla manioca, un tubero che qui in Brasile si trova ovunque, loro riescono a cucinare differenti cose dal pao de quejo (scopri la ricetta del Pao de Quejo) alla farofa; ci hanno mostrato la lavorazione per ottenere la farina e poi hanno cucinato delle focaccine buonissime.

In un’altra costruzione poco distante hanno allestito un mercatino per turisti, hanno pochi oggetti, tutti fatti a mano e con materiali recuperati nella foresta, alcune maschere appese al muro hanno attirato la nostra attenzione: la base era di legno intagliato e dipinto mentre le decorazioni erano fatte con piume, denti di piranha e squame di pirarucu, un enorme pesce che vive in queste acque, una specie di mostro preistorico che raggiunge anche i 3 metri di lunghezza.

Non molto lontano, proprio sulla spiaggia un gruppetto di ragazzini gioca a calcio mentre alcuni di loro fanno il bagno nelle acque torbide del Rio Negro.

Il sole sta calando e, nonostante la foschia dovuta all’umidità, il cielo diventa color arancio, è giunta l’ora di rientrare e mentre navighiamo ci godiamo il tramonto.

A quest’ora del giorno i pipistrelli diventano attivi, ce ne sono molti e differenti specie, ne vediamo qualcuno buttarsi in picchiata sul livello dell’acqua, la nostra guida ci spiega che sono pipistrelli pescatori, volano sul pelo dell’acqua e con le zampe afferrano i pesci, tutto questo utilizzando solo il radar che identifica gli oggetti e i movimenti.

Nei giorni seguenti, sempre con il nostro barchino, siamo andati nella foresta fitta, qui, insieme alla nostra guida, siamo sbarcati e ci siamo addentrati nella giungla seguendo un sentiero.

Abbiamo imparato molti cose su piante, fiori e insetti, la nostra guida è esperta in corsi di sopravvivenza e ci ha raccontato molte cose,  ad esempio come procurarsi acqua filtrata, come costruire una trappola o come trovare del cibo; è stata un’esperienza molto interessante.

In amazzonia ci sono molti specie di animali autoctoni che sono minacciati dallo sfruttamento dell’ambiente, tra questi ci sono i delfini rosa, sono delfini di acqua dolce che, anziché essere grigi come i delfini che siamo abituati a vedere, sono rosa e più grandi, arrivano a misurare tre metri.

Siamo andati dove c’era una casetta di legno direttamente sul fiume, da qui era possibile scendere in acqua per fare il bagno con i delfini rosa e dargli da mangiare, qualcuno ha fatto il bagno ma il pensiero di entrare in quell’acqua torbida dal colore terroso dove vivono piranha, anaconde ed alligatori non mi entusiasma molto.

Chi in acqua chi dalla casetta come me siamo lì in attesa di vedere i delfini, non è certo che arrivino, non sono ammaestrati, vero è che c’è gente che viene qui quasi tutti i giorni ed essendo animali molto intelligenti forse sanno quando devono palesarsi.

Infatti poco dopo arrivano, anche se con quell’acqua è difficile vederli finché non escono dalla superficie.

Il tipo che ci accompagna in questa avventura prende un secchio pieno di pesci ed inizia a nutrirli, a questo punto escono dall’acqua e si avvicinano ai temerari che sono entrati in acqua.

Belli da vedere e fotografare, sono bellissimi rosa, speriamo che continuino a vivere tranquilli nelle acque del bacino del Rio delle Amazzoni.

Siamo anche andati a pesca di piranha, ci sono circa una ventina di specie di piranha, di differenti dimensioni e grado di pericolosità.

Sembra facile fatto da loro: prendi un bastoncino, ci leghi un filo di nailon alla cui stremità metti un amo con attaccato un pezzetto di carne cruda e lo butti in acqua, 3,2,1 e si sente tirare il filo, dai un colpo secco ed ecco che hai pescato un piranha.


Quando ci proviamo noi riusciamo a pescarne uno dopo non so quanti tentativi, va beh almeno uno lo abbiamo preso; caspita hanno dei denti affilati che fanno paura anche se sono pesci di piccole dimensioni.

Non sono buoni da mangiare così lo rilasciamo subito, ma non prima di una foto ricordo.

Usciamo anche una sera dopo cena in barca, senza la luna c’è un buio spaventoso, si vedono solo le stelle e la luce della lanterna sulla barca, a malapena si intravede il profilo delle piante nel cielo; la nostra guida all’improvviso si tuffa in acqua, pensiamo sia impazzito, noi non lo faremmo nemmeno per 1 milione di euro, se di giorno quest’acqua non è il massimo, di notte fa proprio paura.

Poco dopo riemerge con in mano un cucciolo di alligatore, non capiamo come abbia fatto a vederlo con questo buio; lo mette in barca e ci racconta molte cose interessanti sugli alligatori, resta il fatto che è un po’ fuori di testa.

Alla fine di questi tre giorni a contatto con la natura siamo ritornati a Manaus con una grossa barca di legno navigando sul Rio Negro, arrivati a Manaus prendiamo un aereo.

Mentre siamo in volo capiamo davvero quanto sia grande l’Amazzonia, a perdita d’occhio si vede solo acqua e foresta con qualche raro segno di civiltà; vediamo anche la confluenza del Rio Negro e del Rio delle Amazzoni, è particolare perché le acque dei due fiumi hanno colori diversi e, una volta che confluiscono nello stesso letto le acque restano divise ancora per qualche km, dopo di che si uniscono in un unico corso d’acqua.

L’ennesima meraviglia dell’Amazzonia.

Guarda le foto dell’Amazzonia

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