Alla ricerca della tigre e del rinoceronte indiano nel parco di Chitwan in Nepal

Il Chitwan Nat. Park si trova nel Nepal centro-meridionale, al confine con l’India, ha una superficie di 932 kmq, in passato era una riserva di caccia reale, è diventato parco naturale nel 1973; è stato il primo parco naturale del Nepal, e dal 1984 è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Chitwan significa “cuore della foresta”, si trova a 200 km da Kathmandu, la capitale del Nepal, da dove è possibile raggiungerlo in auto in 5 ore oppure con un volo di 20 minuti.

Noi abbiamo fatto l’andata in auto percorrendo la strada che collega l’India con la Cina, è un’esperienza di viaggio non solo per i paesaggi ma anche per gli incontri. Al ritorno invece abbiamo preso un volo da Bharatpur, a 10 km dal parco, volando si risparmia sicuramente tempo, da notare però che quasi tutte le compagnie aeree sono in Black List per la Comunità Europea; noi ci siamo fidati e abbiamo volato con la Buddha Air.

Dall’India è possibile raggiungerlo solo via terra.

Chitwan N.P. è una delle principali mete turistiche in Nepal anche se i visitatori sono pochi, inoltre è uno dei parchi migliori in asia per osservare la natura.

Durante la rivoluzione maoista in Nepal il parco ha perso molti dei suoi animali, poiché i militari erano impegnati nella rivolta; da quando il Nepal è tornato tranquillo dal punto di vista politico l’esercito è stato impegnato nella lotta contro il bracconaggio e gli effetti positivi non hanno tardato ad arrivare: la popolazione di animali è in costante crescita, anche le specie più nel mirino dei bracconieri come la tigre e il rinoceronte; ad oggi nel parco di Chitwan ci sono circa 500 rinoceronti indiani e 125 tigri del bengala.

Inoltre è in corso un progetto del governo nepalese insieme al WWF per aumentare ulteriormente il numero degli esemplari di queste specie; l’obiettivo è di raddoppiare il numero entro il 2022. Sicuramente l’aiuto di tutti noi contribuisce alla riuscita di questi progetti, non ultimi i 3 milioni di dollari donati da Leonardo Di Caprio per la conservazione della tigre.

Il parco è costituito da tre ambienti: la foresta fitta, le paludi e le praterie con l’erba alta fino a 9 metri, chiamata anche l’erba degli elefanti.

Nel parco vivono molti animali tra cui 450 tipi di uccelli, 45 rettili e anfibi, 43 mammiferi, tra cui alcune specie di cervi, antilopi, il gaur, il leopardo ma i visitatori vengono fino a qui per gli elefanti, il rinoceronte e la tigre.

Non è facile avvistare gli animali con la vegetazione così fitta, quindi l’ideale è di rimanere nel parco 2 o 3 giorni per aumentare le probabilità di avvistamento.

Noi siamo arrivati in auto da Katmandu e prima di pranzo eravamo già al lodge, il Jungle Villa Resort, è sul fiume al di là del parco; da qualche anno il governo del Nepal sta facendo chiudere tutti i lodge presenti all’interno del parco e li fa trasferire fuori dai confini, questo per poter controllare meglio il parco contro il bracconaggio; il nostro lodge è nuovissimo, non ha nemmeno un anno e si vede, anche se non si può certo definire lussuoso, è nuovo e non manca nulla, forse solo la corrente ogni tanto, ma non dipende dal lodge purtroppo.

Dopo pranzo ci rilassiamo un po’ e poi siamo pronti per il nostro primo safari a dorso di elefante, abbiamo già preso l’elefante, ma non per fare un safari, è un’esperienza nuova e siamo emozionati.

Ci dicono di indossare pantaloni lunghi e maniche lunghe e portarci un cappello, scendiamo verso il fiume dove c’è una scala di legno, sotto c’è il nostro elefante che ci aspetta; si chiama Anarcola e ha 15 anni, è giovane, in pratica una teenager. Il Mahout si siede sul collo, appena dietro le orecchie e da lì lo guida.

Un Mahout non è solo colui che gui da o addestra l’elefante ma diventa un suo compagno di vita, stanno insieme sempre per tutta la vita.

Il safari a dorso di elefante è una caratteristica di Chitwan ed è il modo migliore per vedere gli animali, avvicinarsi a loro senza il rischio di spaventarli, inoltre, nella parte di prateria, è l’unico modo per vedere qualcosa poiché solo così si riesce ad essere più alti dell’erba.

Gli elefanti vengono utilizzati anche nella lotta al bracconaggio proprio perché è possibile andare ovunque nel parco senza essere sentiti dai bracconieri, riuscendo così a fargli una imboscata.

C’è da dire che non è molto confortevole poiché le portantine sono spartane in legno con una coperta come cuscino e, anche se a vederlo camminare non sembra, l’elefante ha un andamento dondolante e ci si sente sballottati in continuazione, dobbiamo tenerci alla sponda di legno, se poi si hanno delle macchine fotografiche un po’ ingombranti come le nostre reflex con teleobiettivo si fa un po’ di fatica; ma ne vale comunque la pena.

Oggi siamo rimasti da questa parte del fiume, in teoria quest’area non fa parte del parco naturale, ma il parco non è cintato e gli animali mica sanno dov’è il confine, quindi anche qui c’è una buona probabilità di vederli.

Anarcola fa un pezzo di lungo fiume, l’atmosfera è rilassata, al di là del fiume la foresta è fitta e sembra impenetrabile, ad un certo punto cambiamo strada ed entriamo nella foresta, vista da fuori sembrava meno fitta e invece, una volta dentro, ci facciamo largo tra gli arbusti e i rami degli alberi, adesso abbiamo capito il perché di maniche e pantaloni lunghi e cappello.

Procediamo a passo abbastanza sostenuto nel bosco fino a che non troviamo un gruppo di cervi pomellati, che belli, sono molto timidi, non avremmo potuto avvicinarci così con un fuoristrada, sarebbero scappati.

Continuiamo a girare e troviamo dei cinghiali con i cuccioli che avranno 3 o 4 giorni di vita che corrono in giro come matti.

Proseguiamo e arriviamo in una zona paludosa e Anarcola scende in acqua e prosegue, va proprio ovunque, la cosa che più apprezziamo è il silenzio di questo posto, si sente solo il rumore dei passi si Anarcola e dei rami spezzati al nostro passaggio; in lontananza si sentono degli uccelli e niente altro; quando si fanno safari in fuoristrada si perde un po’ questa atmosfera perché coperta dal rumore del motore dell’auto.

Non siamo stati molto fortunati e torniamo sul lungofiume per tornare verso il lodge, ad un certo punto, non so come, mi cade il cappellino per terra, ci guardiamo pensando a come fare, il mahout si accorge, indica il cappellino ad Anarcola che lo raccoglie e me lo passa con la proboscide, restiamo senza parole, troppo carina.

Arriviamo al lodge e salutiamo il nostro elefante, ci rivedremo domani mattina.

La sera ceniamo al lodge, la sala ristorante è affacciata sul fiume e ha una terrazza da dove ammirare il panorama.

Andiamo a dormire presto perché l’indomani mattina ci aspetta una levataccia.

Ci svegliamo alle 5,00, prendiamo un tea e due biscotti e siamo pronti, Anarcola ci sta già aspettando, saliamo sulla scaletta di legno e partiamo.

Anche oggi restiamo al di qua del fiume, ma facciamo un giro più lungo, come prima cosa seguiamo le tracce di un rinoceronte che la notte precedente era nel nostro lodge e ha divelto una recinzione, ma le tracce portano alla palude e non riusciamo a trovarlo.

Però troviamo altri due elefanti con a bordo i turisti, nessuno di loro ha avvistato né un rinoceronte né una tigre, giriamo per la foresta e nella palude, ma vediamo solo cervi, cinghiali e altri erbivori; la nostra guida, ad un certo punto, avvista un leopardo, ma è molto lontano, una macchiolina in lontananza, è comunque bello sapere che ci sono e che in questo parco vivono sereni.

Torniamo al lodge per colazione e poi ci mettiamo un po’ in terrazza in attesa di un altro appuntamento: il bagno con gli elefanti.

Ci mettiamo il costume e scendiamo al fiume, Anarcola è lì che aspetta noi, lei entra in acqua e noi la seguiamo, una volta in acqua lei si abbassa in modo che possiamo salirle in groppa, che spettacolo, con il movimento delle orecchie ci tira l’acqua, è divertente anche se non sappiamo cosa vive in questo fiume, un po’ il dubbio ci viene.

Dopo pranzo partiamo per il safari in fuoristrada, finalmente andiamo nel parco dall’altra parte del fiume, i ranger ci registrano all’ingresso e poi mentre giriamo per il parco troviamo diversi checkpoint, beh non si può certo dire che il parco non sia controllato.

Ci addentriamo nella foresta e poco dopo vediamo un rinoceronte con il cucciolo, sono un po’ lontani però e la nostra guida ci dice che non possiamo avvicinarci più di cosi perché con il cucciolo sono più aggressivi.

Non avevamo ben chiaro cosa volesse dire “avvicinarci” finché non abbiamo visto il rinoceronte successivo: significava scendere dalla jeep e andare a piedi nella giungla, avvicinandosi piano piano senza che lui si accorga della nostra presenza; abbiamo l’adrenalina a mille, la giungla è molto fitta, a un metro di distanza potrebbe esserci qualunque cosa ma non potremmo vederla, abbiamo la sensazione di essere osservati ma non sappiamo da chi o cosa.

Scendiamo diverse volte per avvicinarci ai rinoceronti, facciamo delle belle fotografie e siamo emozionati e felicissimi; alla fine ne vediamo 11, alcuni in acqua, altri mentre brucano altri ancora mentre vanno in giro in apparenza senza meta, non male come safari.

Come ultima cosa andiamo a visitare il Centro Sperimentale di Allevamento dei Gaviali, prima di venire in Nepal non sapevamo della loro esistenza, sono una specie di coccodrilli con uno strano muso stretto e lungo che non gli consente di cacciare come agli altri coccodrilli e quindi si nutrono solo di pesce, vivono nei fiumi di Nepal, India, Pakistan, Myanmar, Bhutan e Bangladesh; sono a rischio di estinzione perché minacciati dalla distruzione del loro habitat e questo centro si occupa di fare ripopolamento, è stato interessante visitarlo.

Siamo tornati al lodge per la cena, lungo la strada abbiamo visto uno dei tramonti più belli sul fiume con la nebbiolina a pelo d’acqua; l’indomani mattina siamo ripartiti e siamo tornati a Kathmandu.

Non abbiamo visto la tigre, ma le probabilità di vederla sono davvero minime, prossime allo zero, l’importante è sapere che ci sono e che la popolazione sia in crescita; ci riproveremo ad avvistarla, magari in India dove ci sono diversi parchi per la protezione di questo felino.

Quando andare a Chitwan National Park in Nepal

Il periodo migliore per il parco va da ottobre a marzo. Per avvistare gli animali il periodo migliore va da metà gennaio a marzo quando i locali tagliano l’erba che può raggiungere gli 8 metri di altezza rendendo pressoché impossibile individuare la fauna. Il clima è umido tutto l’anno.

Da evitare i mesi estivi da giugno a settembre per via dei monsoni

2 Comments

  • Franca
    Posted 17 Marzo 2014

    Molto interessante

Comments are closed.

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