Il fascino senza tempo di Angkor Wat

Il fascino senza tempo di Angkor Wat

E’ il tempio più esteso di tutta Angkor, è il meglio conservato ed è anche il più conosciuto e fotografato di tutto il complesso.

A differenza della maggior parte dei templi è orientato a Ovest ed alcuni bassorilievi sono stati lavorati in senso antiorario, per questo motivo molti hanno pensato che il tempio fosse un mausoleo, c’è da notare però che è stato dedicato a Vishnu, una divinità hindu associata all’occidente.

E’ stato costruito nel 12° secolo da Suryavarman II ed è stato completato in 40 anni e nel 15° secolo è stato riconvertito in tempio buddista; non è mai stato abbandonato dai fedeli anche dopo la fine dell’impero Khmer, come invece è successo agli altri tempi, questo ha favorito la conservazione; inoltre l’enorme fossato di 190 metri che lo circonda ha impedito alla foresta di impossessarsene come invece è successo per gli altri tempi.

Ha una pianta rettangolare di 1,5 km per 1,3 km, è il più vasto sito religioso al mondo, ha una struttura imponente ed è ricco di decorazioni; nel 20° secolo è stato sottoposto a un notevole lavoro di recupero e restauro, che è stato sospeso durante la guerra, ora i lavori sono ripresi nel 1990 e sono tutt’ora in corso, ad opera principalmente dei governi ed istituzioni straniere.

E’ costruito in stile “Angkor Wat” che prevede che il tempio sia la rappresentazione dell’universo ed abbia anche una serie di gallerie concentriche oltre che la classica rappresentazione del Monte Meru nella torre centrale, le altre quattro torri che rappresentano i picchi delle montagne, i vari cortili che rappresentano le pianure dove vivono gli uomini, le mura che raffigurano le montagne e il fossato che rappresenta l’oceano.

Ci sono quattro ingressi, uno per ogni punto cardinale, il principale è quello ad Ovest, la porta è più grande ed è sormontata da tre torri  in rovina che richiamano la linea del tempio, nella torre centrale c’è una statua di Vishnu alta 3 metri; noi entriamo da qui dopo aver attraversato il ponte sul fossato.

Tra le torri della porta corrono delle gallerie che hanno il soffitto lavorato a fior di loto; il lato esterno è aperto con una serie di pilastri a pianta quadrata, mentre la parete interna è costituita da un muro con inciso a bassorilievo e dove si aprono delle finestre a balaustra.

L’area racchiusa dal muro esterno è di 820.000 metri quadri e non conteneva solo il tempio ma anche il palazzo reale e la città; di questi resta solo lo schema delle strade nella foresta poiché erano costruiti con materiali deperibili come ad esempio il legno.

Varcata la porta principale ci siamo trovati il tempio di fronte e una strada rialzata di 350 metri con balaustre a naga, che porta al tempio, ai lati ci sono due laghetti che non erano parte del progetto originario, ma sono perfetti per fare fotografie scenografiche con il riflesso del tempio: molte persone vengono qui con le prime luci dell’alba poiché da questo punto si gode una visione mistica del tempio, che però viene un po’ rovinata dalla folla; a metà giornata invece c’è molta meno gente e quindi ci godiamo la vista in tutta tranquillità.

Che meraviglia, siamo estasiati, inoltre è davvero enorme, continuiamo a scattare fotografie, la luce del primo pomeriggio è perfetta poiché illumina la facciata del tempio, alcune palme danno un tocco di colore.

La struttura centrale è il tempio vero e proprio ed è stato costruito su una parte rialzata rispetto al resto, è a tre livelli che rappresentano il Re, Brahma e Vishnu, ha tre ordini di gallerie che salgono verso la torre centrale; le scale sono sempre più ripide man mano che si sale, rappresentano la difficoltà per gli uomini di raggiungere il mondo degli dei.

Man mano che percorriamo la strada verso il tempio veniamo colpiti dalla sua imponenza, è davvero immenso e meraviglioso.

La galleria più esterna è aperta sull’esterno, mi diverto a fare scatti giocando con la luce che filtra attraverso i pilastri, sul muro sono state incise storie tratte dal Ramayana e dal Mahabharata, due poemi epici induisti.

Accediamo al primo livello dove c’è un cortile che gira tutto intorno al resto del tempio e c’è una grande piscina con scale che scendono al suo interno, da qui accediamo al livello successivo.

Al secondo livello ci sono le meravigliose incisioni delle apsara o devata, le divinità danzanti con sembianze di ragazze, sono più di 3.000, bellissime e tutte diverse, in varie posizioni; sono tipiche dell’arte Khmer che le hanno spesso raffigurate nei templi, anche se si possono ritrovare in altre civiltà.

Sono spettacolari, le fotograferei tutte, dedichiamo del tempo per fermarci ad osservarle con attenzione si vedono i particolari come ad esempio l’espressione del viso, i gioielli, i vestiti, le acconciature tutte diverse tra loro, perdiamo la cognizione del tempo in loro ammirazione.

Da qui si apre la vista sulle cinque imponenti torri del tempio, da questa posizione sono davvero maestose; in una parte del cortile c’è un gruppo di danzatori, sembrano le ninfee incise nell’arenaria, ballano per i turisti e fanno foto con loro; i costumi sono proprio belli, con colori accesi.

Accediamo al terzo e ultimo livello, il cortile è molto più piccolo, siamo alla base delle cinque torri, da qui sono talmente ripide che non si vede la cima; la torre centrale, alta 65 metri dalla base del tempio, 43 metri da questo livello, ha una scala che è quasi verticale; qui una volta era custodita una statua di Vishnu, ora invece c’è una statua di Buddha.

Le scale delle torri sono chiuse probabilmente perché sono troppo pericolose, ci dicono che stanno studiando un modo per consentire di salire, vorrà dire che dovremo tornare!

Andiamo a vedere la galleria e rimaniamo un’altra volta impressionati dai lavori degli artigiani Khmer, qui c’è un bassorilievo lungo 800 metri finemente scolpito, ma che spettacolo.

Trascorriamo dentro Angkor Wat tutto il pomeriggio, quando scendiamo e ci rechiamo verso la porta per uscire il sole sta tramontando, i colori caldi incendiano il cielo, la conclusione perfetta di questa giornata.

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