Avventure e disavventure di un viaggio in Brasile

Avventure e disavventure di un viaggio in Brasile

Qualche mese fa sono stata contattata da un gruppo di viaggiatori che, avendo letto il mio articolo su Lencois Maranhenses e visto la gallery, mi hanno chiesto alcune informazioni a riguardo; una volta tornati hanno voluto condividere con me il loro racconto di viaggio.

Oltre a ringraziarli ho deciso di pubblicarlo qui di seguito in versione integrale; anche le foto pubblicate in questo articolo sono state scattate da loro.

 

“Il nostro viaggio della durata di 4 settimane è stato pianificato ed organizzato per mesi.

Sia i voli transoceanici ed interni che le autovetture a noleggio e quasi tutti gli alberghi sono già prenotati. Uno di noi si è documentato leggendo diversi libri di Jorge Amado e visionando alcuni film sul Brasile, ahimè tutti abbastanza violenti. La guida della Lonely Planet non ha più segreti per noi ed abbiamo persino parlato con dei conoscenti brasiliani residenti in Italia.

Prima della partenza abbiamo messo da parte le preoccupazioni legate alla zanzara zika ed abbiamo invece attenzionato il problema della criminalità diffusa nel paese che visiteremo.Abbiamo persino pensato all’eventualità di essere rapinati e a come reagire nel malaugurato caso che succedesse anche a noi.

Il viaggio comincia con un volo interno da São Paulo a Foz do Iguaçu.Le cataratas sono spettacolari sia dal lato argentino che da quello brasiliano. Una vera forza della natura!

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La nostra seconda tappa ci porta a Rio de Janeiro immersa nei preparativi delle Olimpiadi 2016 che inizieranno dopo due settimane. Il gruppo, formato da quattro persone, è sempre all’erta sia a Copacabana che ad Ipanema, sul Corcovado, sul Pan di Zucchero, nei quartieri di Lapa e Santa Teresa e durante il tour guidato alle favelas.Il pericolo è sempre latente. Si esce con il minimo indispensabile per timore di scippi e rapine. Il resto rimane custodito in albergo.

Con un transfer ci spostiamo ad Ilha Grande, una bella isola dove è possibile fare trekking ed il giro dell’isola con le imbarcazioni. Ceniamo sempre benissimo a base di moqueca e pesce fresco.

Lasciamo l’isola per Angra dos Reis dove noleggiamo un’automobile ed iniziamo un giro di 1700 km sino a Brasilia, visitando le deliziose città coloniali di Paraty e di Ouro Preto. Lungo il percorso incontriamo molti pericoli sulle strade che sono a doppio senso e senza guardrail. Vediamo molta povertà. La gente vive in case fatiscenti, senza finestre e porte. Tutte le strade dei paesi sono sterrate e gli abitanti passano le giornate seduti sulle soglie delle loro case in attesa di non si sa bene cosa. Incrociamo molte persone che camminano lungo la strada. I più fortunati hanno un paio di scarpe infradito. Alcuni hanno mezzi di trasporto improvvisati: biciclette, muli, buoi, vecchie motociclette. Questo è il vero Brasile.

Troviamo interessante la visita della miniera d’oro di Minas Gerais. Facciamo sosta intermedia a Tres Marias. Dopo tutte queste esperienze, giungiamo a Brasilia che ci stupisce con la sua modernità all’avanguardia e le sue molteplici rotatorie; sembra di trovarsi in un’altra nazione. E’ una città immensa e girarla con la nostra auto è molto utile e divertente. Alla fine riusciamo persino ad orientarci quanto basta per vedere il necessario.

Dopo due giorni a Brasilia raggiungiamo Recife in volo dove ci attende la seconda auto a noleggio per percorrere la costa nordest verso sud sino a Salvador di Bahia. Ci assegnano una macchina nuova di zecca dicendoci tutti orgogliosi che noi siamo “primeiro cliente”. Ha percorso solo 12 km! Uno di noi chiede all’impiegata dell’autonoleggio se il percorso che vogliamo intraprendere è pericoloso. No, risponde lei, è sicuro. Bene, sarà certamente così. Il tratto è più turistico e quindi dovrebbe essere più sicuro.

Pernottiamo ad Olinda, graziosa città in stile coloniale. Lungo il percorso ci piacerebbe visitare una fazenda. Qui ci troviamo nella zona delle coltivazioni della canna da zucchero e quindi ci informiamo presso l’ufficio turistico. Anche qui, come in tutto il Brasile, formuliamo la fatidica frase: “Fala Inglês”? La risposta è scontata: “Não”! Ci indicano una fabbrica di canna da zucchero. Si trova giusto lungo il nostro percorso.

Che meraviglia ammirare le verdi colline ricoperte dalle canne da zucchero! Perché non scattare qualche foto al volo? Un momento! Ci fermiamo un attimo accostando l’auto sul ciglio della strada, tra l’altro trafficata. Uno di noi scende per scattare una foto più da vicino….e qui succede l’imprevedibile. Il famoso “assalto”! Un tizio, materializzandosi dal nulla, lo aggredisce con una pistola. Lui indietreggia sino all’auto ed il bandito minaccia tutti. Sembra un invasato. Gli diamo i soldi che avevamo preparato per ogni evenienza, ma lui arraffa anche il cellulare sul cruscotto e vuole ancora di più. Vuole impadronirsi di uno zaino; chi è alla guida pensa che contenga i documenti degli altri. Nasce quindi una diatriba per salvarlo. Il bandito si spazientisce e…“bang”! spara un colpo di pistola dentro l’auto!

Sono momenti di puro terrore e panico. Contemporaneamente, nella confusione, chi si trova fuori dall’auto lancia il marsupio e la sua macchina fotografica a chi è seduto dietro. Dopo lo sparo il bandito prende lo zaino e chi si trova fuori dalla vettura fa l’estremo tentativo di salvarlo. Il bandito assesta allora una gran “coronhada” (colpo di pistola sulla mascella) al malcapitato che, malgrado ciò, riesce ad infilarsi in macchina.

Si riesce a partire sgommando con la portiera del passeggero davanti aperta e con noi che ci abbassiamo sui sedili posteriori, temendo ulteriori spari. Scene già viste nei film brasiliani con i rapinati che finiscono sempre morti ammazzati! Un vero incubo!

Alla prima stazione di servizio ci fermiamo abbastanza sconvolti per chiedere del ghiaccio da poggiare sulla mascella colpita e troviamo il bossolo in auto. (Pistola calibro 38 – modello automatico – 13 colpi, ci dirà poi la polizia). Alla stazione di servizio gli impiegati ci chiedono scusa in nome del popolo brasiliano. Li rassicuriamo. Che c’entrano loro? Nessuno ha più voglia di visitare la fabbrica di zucchero e si prosegue quindi sino a Porto de Galinhas. La sera sporgiamo denuncia al posto di polizia, dove come sempre, nessuno fala Inglês. Ci facciamo capire con mani e piedi.

Siamo solo a metà del viaggio e sarà difficile proseguirlo serenamente. Ma noi vogliamo continuare. Parleremo dell’accaduto per tutto il viaggio. Ci confrontiamo. Ci fa bene. E’ una sorta di terapia di gruppo che ci facciamo. Ci rendiamo conto che abbiamo avuto una fortuna incredibile e che il bandito di turno ci ha risparmiato. Nessuno si è fatto male, siamo tutti vivi. Siamo (ri)nati tutti quanti il 4 Agosto!

Il programma salta in parte. Il giorno dopo, con una lunga tappa, giungiamo ad Aracajù. Proseguiamo poi sino a Mangue Seco. Anche qui sembra di essere nuovamente in tutt’altro posto che il Brasile. Sentiamo ora il bisogno di un po’ di serenità,  e ci fermiamo a Praia do Forte, posto molto turistico e tranquillo. Il progetto Tamar, per la salvaguardia delle tartarughe di mare, è gradevole da visitare.

Da Praia do Forte visitiamo Salvador ed il suo splendido centro storico Pelourinho, accompagnati da conoscenti brasiliani che a modo loro ci scortano. Nella parte bassa di Salvador c’è molto degrado. Troviamo povertà e favelas anche qui.

Lasciamo Salvador e voliamo a São Luis. Poi proseguiamo per 4 ore con un taxi fino a Barreirinhas, da dove partono le visite guidate ai famosi Lençois Maranhenses con delle camionette aperte. Il tema della sicurezza non deve essere molto di attualità in Brasile. Si parte con scossoni fortissimi e violenti, senza preavviso, senza cinture di sicurezza. Si percorrono strade sabbiose che vengono percorse a velocità, altrimenti si rimane infossati…i sobbalzi sono da rottura di coccige…ma vale la pena rischiare anche il collo per vedere uno dei luoghi dalle bellezze naturali tra i più incantevoli mai visti in tanti viaggi in giro per il mondo. Fare il bagno nei laghetti di acqua piovana cristallina tra le dune di sabbia bianchissima e fine come lo zucchero a velo è un’esperienza veramente indimenticabile! Ci divertiamo un mondo a scalare le dune e poi correre giù verso i laghetti, affondando fino alle ginocchia nella sabbia finissima. Il soggetto fotografico è veramente particolare e scattiamo un gran numero di foto. Siamo felici di aver continuato il nostro viaggio sino a qua: è un posto imperdibile.

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Lasciamo a malincuore questi posti magici e voliamo a São Paulo. Ci piace molto il Parco Ibirapuera con tante famiglie che vi passeggiano durante una domenica assolata ed è molto interessante visitare il Museo Afro Brasil che si trova nello stesso parco. Percorriamo anche l’Avenida Paulista che è moderna e vivace. La domenica sera, sino alle ore 18.00, è chiusa al traffico. Molte persone passeggiano e vi sono alcuni concerti per la strada. Il centro storico invece è abbandonato e pullula di disperati che vivono di espedienti per strada. Purtroppo vediamo anche un senzatetto morto per strada. Durante il viaggio scopriamo che i semafori in parecchie città vengono spenti di sera, in quanto nessuno li rispetterebbe per paura di “assalti” da parte di bande di delinquenti.

Torniamo in Italia dopo un mese trascorso in Brasile con la sensazione di aver vissuto un viaggio molto intenso. I contrasti in Brasile sono veramente molto forti: i pochi ricchi sono straricchi, mentre la stragrande maggioranza della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta. Secondo noi questo non giustifica comunque l’altissimo tasso di criminalità e violenza.

Considerazione finale ed un consiglio a chi avesse voglia di seguirlo: chi vuole intraprendere un viaggio in Brasile o si aggrega ad un viaggio organizzato e sicuramente vivrà il Brasile come viene descritto nei volantini turistici tutto mare, palme e noci di cocco; luogo paradisiaco dove rilassarsi sdraiati su un’amaca sorseggiando una caipirinha, oppure, se vuole intraprendere come noi il fai-da-te per vivere appieno luoghi e popolazione, si ricordi, così come ci è stato detto anche dalla polizia brasiliana: “Qui non siamo in Europa, siamo in Brasile. Non ci si ferma mai!” Peccato che ce l’abbiano detto solamente in seguito a ciò che ci è accaduto.

Fermatevi dunque esclusivamente nelle stazioni di servizio. Il pericolo potrebbe essere nascosto non solo ad ogni angolo di ogni paese o città brasiliana, ma anche dietro ad ogni canna da zucchero.”

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Loretta, Andrea, Marcello, Yvonne

 

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